Nessun sogno è mai stato così insensato come la sua spiegazione. (Elias Canetti)

lunedì 25 gennaio 2010

MILANO, QUALCHE VITA FA


Mi guardo le dita, sfregando i polpastrelli, sporchi di grafite.
Mi sarebbe piaciuto carezzar corde, come si carezza la pelle di una donna e la sua seta.
A grandi passi il ballerino entra e la stanza trattiene il respiro.
Rumori di tacchi che percorrono corridoi di albergo, al primo mattino, quando si svegliano voci senza corpo di inservienti e fantasmi.
Forse da qualche parte ci sei anche tu.
Un fondale di città e, sopra, l’abbozzo della mia figura tratteggiata sul vetro.
Il ballerino ingaggia una lotta contro il vuoto, lacerando un pomeriggio di gechi e polvere.
L’Universo pesa sul letto, coperta ruvida color caffellatte e lenzuola a prestito.
Là fuori da qualche parte è nato il tango, nei miasmi fetidi di qualche giungla, gigantesche madri color ebano e seni lucidi di olio e sale.
Da qualche parte sono nato io, in questo albergo di stanze che sbadigliano e radio che bisbigliano.
Il ballerino volteggia diabolico, biblici denti che stridono con suono di ottoni e motori scarburati.
Qualcuno mi ha dato la chiave sbagliata.

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